La sola cosa necessaria affinche' il male trionfi e' che gli uomini buoni non facciano nullaEdmund Burke


mercoledì 27 febbraio 2013

SMART DUST, la polvere che spia e trasmette le informazioni


Nel suo articolo Ecco la polvere che spia pubblicato sul quotidiano La Repubblica il 31 ottobre 2002, Federico Rampini descrive la polvere intelligente o “smart dust” come un pulviscolo composto di miriadi di microchip.

Di essa egli scrive che:

Il Pentagono la definisce “La tecnologia strategica dei prossimi anni” (…) Il pulviscolo intelligente è fatto di miriadi di computer microscopici. Ognuno misura meno di un millimetro cubo ma incorpora sensori elettronici, capacità di comunicare via onde radio, software e batterie.

Invisibile e imprendibile, la polvere di intelligenze artificiali si mimetizza nell’ambiente e capta calore, suoni, movimenti. Può essere diffusa su territori immensi e sorvegliarli con una precisione finora sconosciuta. Sa spiare soldati standogli incollata a loro insaputa, segnala armi chimiche e nucleari, intercetta comunicazioni, trasmette le sue informazioni ai satelliti.

Dietro la polvere intelligente c’è uno dei più potenti motori del progresso tecnologico americano, la Defense Aduanced Research Projects Agency (Darpa) che è stata all’origine di innovazioni fondamentali, compreso Internet. E’ il braccio scientifico del ministero della Difesa (…)

Gli elementi di base della loro costruzione sono i Merns, micro-elactro-mecanical systems. Sono micro-computer che integrano capacità di calcolo, parti meccaniche figlie della nano-robotica, più i sensori elettronici: cioè termometri, microfoni miniaturizzati, nasi e microspie che captano movimenti o vibrazioni. (…) I progressi della miniaturizzazione rendono i micro-apparecchi sempre più affidabili e ne allungano la vita, le batterie possono alimentarsi con le variazioni di temperatura o le vibrazioni. (…) “Il risultato finale sono network invisibili disserninati nell’ambiente – spiega Bruno Sinopoli – che interagiscono fra loro e trasmettono informazioni”.

(…) Come sostiene la Darpa la rivoluzione dei microsensori diffusi nell’ambiente “diventerà la primaria fonte di superiorità nei sistemi di armamento”. L’obiettivo è dichiarato ufficialmente sul sito Intemet della Darpa www.darpa.mil, perché per lavorare con gli scienziati di Berkeley anche i militari devono adottate certe regole di trasparenza. Si tratta di dispiegare in massa sensori remoti per scopi di ricognizione e sorveglianza del teatro di battaglia”.

lunedì 25 febbraio 2013

Miliardari anonimi finanziano con fondi non tracciabili i climate debunkers


Clicca per ingrandire
 











Milioni di dollari donati da anonimi miliardari a sostegno di centinaia di gruppi negazionisti, attivi nello screditare la scienza del cambiamento climatico. Fondi non tracciabili e provenienti dalla parte più conservatrice e ricca dell'America. Lo rivela un'inchiesta del Guardian.
120 milioni di dollari (90 milioni di euro circa) a sostegno di più di cento gruppi negazionisti donati da facoltosi miliardari tramite fondi segreti e non tracciabili.

Denaro che è servito negli anni a creare dei veri e propri gruppi di pensiero (i cosiddetti thinktankers), attivi in tutti i campi, dalla politica al mondo accademico, per screditare e mettere alla berlina la scienza del cambiamento climatico, portandola da fatto acclarato a dubbio amletico.

Denaro che proviene dalla parte più conservatrice dell'America e donato principalmente a due fondi fiduciari, il Donor trust, e il Donor capital fund. Fondi fiduciari che assicurano ai propri donatori che il capitale non verrà mai utilizzato per scopi liberali. I donatori infatti, come conferma Whitney Ball, a capo della Donors trust, hanno spesso idee divergenti su molte questioni, ma tutti sono d'accordo sulla strenua opposizione al taglio delle emissioni climalteranti.

Denaro che va a finire direttamente a Washington o in forum segreti in Alaska o in Tennessee, tra gli scienziati di Harvard o in associazioni minori, tutte spinte dallo stesso intento, ovvero negare la scienza del clima. Denaro che è servito alla parte conservatrice del Congresso per bloccare qualsiasi possibilità dell'amministrazione Obama di agire sui cambiamenti climatici e che sta minando seriamente gli sforzi del Presidente nel suo secondo mandato.


sabato 23 febbraio 2013

HAARP: Intervista al Recentemente Scomparso Jerry E. Smith

FOTO 5

 Fonte: connessionecosciente.wordpress.com

La tecnologia HAARP, la sua struttura, le sue applicazioni, la “militarizzazione” dell’atmosfera, la Guerra Metereologica, le tecnologie in grado di influenzare il clima, il ruolo di Cina, Russia e Stati Uniti, la Enron e i “derivati meteorologici (weather derivatives), HAARP e la potenziale gestione degli uragani e degli eventi climatici estremi, HAARP e l’Uragano Katrina, le singolarissime caratteristiche dello Tsunami del Sud-Est asiatico, HAARP e gli esperimenti di Tesla sulla risonanza e sulla possibilità di determinare terremoti. Intervista al ricercatore Jerry E. Smith pochi mesi prima della sua scomparsa.

J: Jerry E. Smith
C: Conduttrice

J: Il sistema di antenne HAARP, è un sistema composto da 180 torri con 2 antenne a dipolo incrociate sulla cima di ogni torre. Ogni singola antenna ha una potenza d’irraggiamento effettiva di 10000 watt. Quindi, 10000 Watt per 360 antenne determinano 3,6 milioni di watts. La questione di rilievo in questo caso è che loro hanno scoperto che quando colpisci con quel tipo di energia, quando colpisci con onde radio ad alta frequenza un punto collocato nella parte più elevata dell’atmosfera, ovvero quell’area definita ionosfera, tale ionosfera è già una zona caricata elettricamente, e risponde in maniera peculiare a questo genere di sollecitazioni energetiche, le potenzia, le moltiplica per 10, 100, forse addirittura anche per 1000 volte, tanto che la reale potenza effettiva di irraggiamento che si concentra in quel punto è fra i 3 e i 4 miliardi di watts.
C: Incredibile.
J: Ora si può immaginare che tutto questo riscaldi quel punto per diverse migliaia di gradi, in verità lo riscalda ad un punto tale che le molecole dell’atmosfera vengono letteralmente spezzate, e quando si spezzano quei legami molecolari, si ottiene una carica di energia, e in quella carica è inclusa una corrente di onde radio ELF (Extremely Low Frequency Radio Wave), che penetrano profondamente nella superficie terrestre e nei mari, e la Marina Americana ammette di aver utilizzato HAARP per 15 anni o più per comunicare con sottomarini che operano a notevole profondità e probabilmente con altre basi sotterranee. Ora, l’altro elemento della questione, è che quando spezzi quelle molecole nell’atmosfera, le converti in pratica da gas a plasma. Il plasma è uno stato “forzato” della materia, il plasma è un gas caricato elettricamente che ha particolari e peculiari proprietà, che reagisce in particolare ad energie in forma di radio-frequenze. HAARP è oggi il più grande esperimento in corso sul plasma. Ora, come reagisce invece il risultante plasma? Dato che si trova nel punto più elevato dell’atmosfera, quest’ultimo assume una forma strutturata che è in grado di spostarsi verso lo spazio esterno, per cui ogni volta che operiamo in questo modo ci liberiamo in pratica di una parte dell’atmosfera, elemento che non ritengo positivo.
C: Si.
hpimage
J: Ora questa forma strutturata tende a spostarsi fino a quando non gli capita di imbattersi in una serie di blocchi, ovvero le linee di forza del campo magnetico terrestre. Quando raggiunge le linee di forza magnetiche viene intrappolata tra queste ultime, forma attorno ad esse una spirale e si espande formando una nuvola, una sorta di scudo di materiale caricato elettricamente, le cui particelle si muovono quasi alla velocità della luce, e vengono definite particelle relativistiche. Si ritiene che qualsiasi apparecchio elettronico che si imbatta in queste nuvole sia destinato ad essere danneggiato o distrutto, potrebbe trattarsi di un ICDM in arrivo o di un satellite spia di passaggio. L’HAARP è in pratica un’arma in stile guerre stellari basata a terra, ma ovviamente le persone che lavorano lì negano assolutamente tutto questo.
C: Si.


mercoledì 20 febbraio 2013

Il MUOS e le guerre del futuro

 
Licenza illimitata di uccidere. Chiunque. Dovunque. Non faranno sconti a nessuno i prossimi interventi delle forze armate Usa. Ancora guerre globali e permanenti dove saranno sempre più le spietate macchine a decidere chi, dove, come e quando ammazzare. Computer, terminali e satelliti, droni e robot per marginalizzare sino ad escludere l’uomo con la sua intelligenza, etica, empatia, sentimenti, senso di responsabilità, concezioni della vita e della morte. Una cesura irreversibile con l’intera storia dell’umanità in violazione dei principi base del diritto umanitario internazionale, primo fra tutti quello di dover di distinguere sempre i militari dai non combattenti (popolazione civile, donne, anziani, bambini).

Colpire senza mai rischiare di essere colpiti, annientare il nemico anche se le sue minacce sono virtuali o frutto di un errore di trasmissione e lettura di un byte. In nome dell’assoluta superiorità in terra, negli oceani, nello spazio. Per tutto questo servono missili e sistemi anti-missili da lanciare in frazioni di secondo, stormi di aerei senza pilota sovraccarichi di testate convenzionali e minibombe atomiche, costellazioni di satelliti ad altissime frequenze per collegare tra loro centri di comando e controllo, decine di migliaia di impianti radar e radiotrasmittenti, sottomarini nucleari, gruppi operativi, missili da crociera e droni killer o spia.

Sarà il MUOS (Mobile User Objective System) la futura rete di telecomunicazione satellitare che consentirà alle forze armate statunitensi di propagare universalmente gli ordini di guerra, convenzionale e/o chimica, batteriologica e nucleare. E finanche quelli per scatenare la guerra al clima e all’ambiente. Si baserà su cinque satelliti geostazionari e quattro terminali terrestri: uno in costruzione a Niscemi (Sicilia sudorientale) e gli altri in  Virginia, Hawaii e Australia. Con questo sistema il Pentagono punta a velocizzare e moltiplicare di una decina di volte le informazioni che potranno essere trasmesse nell’unità di tempo, impedendo così ai supervisori in carne ed ossa di monitorare e intervenire prontamente in caso di anomalie tecniche.

lunedì 18 febbraio 2013

Scie chimiche e trasferimento orizzontale genetico: la connessione con gli organismi transgenici

fonte: tankerenemy.com

Pubblichiamo un importante articolo che ci è stato segnalato dal sodale Paolo. La meticolosa traduzione si deve all’amico Ron. Li ringraziamo entrambi. Il soggetto dello studio, inerente agli ibridi transgenici, è completato almeno dai seguenti testi: Bio-ingegneria, 2011, Scie chimiche e modificazioni genetiche, 2012.



Questo non è un film di fantascienza: è la realtà. Il nostro D.N.A. individuale ed il D.N.A. di quasi tutti gli esseri viventi sul pianeta sono modificati in un modo che non possiamo nemmeno immaginare, attraverso il processo di trasferimento genico orizzontale o laterale, gentilmente offerto dal settore biotecnologico e dalle attività di geoingegneria.

Il trasferimento genico orizzontale è la dislocazione di materiale genetico da un organismo ad un altro che non sia la sua prole: questo processo è il più comune tra i batteri. [ LINK]

Il trasferimento orizzontale dei geni è usato nell’ingegneria genetica in laboratorio e si verifica talora anche in natura. Quando la natura prevale, però, certe cose semplicemente non accadono, come l’incrocio di un pomodoro con un pesce. In laboratorio, invece, ricorrendo al trasferimento genico orizzontale artificiale, tutto è possibile.

L'ingegneria genetica comporta la progettazione di costruzioni artificiali per superare le barriere di specie e per invadere i genomi. In altre parole, si migliora il trasferimento genico orizzontale, il trasferimento diretto di materiale genetico a specie non correlate. I costrutti artificiali o D.N.A. transgenici in genere contengono materiale genetico di batteri, virus e di altri parassiti che causano malattie genetiche così come geni resistenti agli antibiotici che rendono le malattie infettive incurabili. [ LINK]

I risultati di questi esperimenti sono intrinsecamente instabii e sono rilasciati senza alcun controllo nella nostra catena alimentare e nel mercato agricolo mondiale.

[…] L’ingegneria genetica in laboratorio è grezza, imprecisa ed invasiva. I geni-canaglia inseriti in un genoma per creare un organismo transgenico potrebbero dilagare dappertutto, in genere in forma riarrangiata o difettosa, scomponendo e mutando il genoma dell'ospite. Essi tendono a spostarsi ed a riorganizzarsi ulteriormente, una volta inclusi in un altro D.N.A.. L’instabilità del trans-gene è un grosso problema ed è stato così fin dall'inizio. Ci sono nuove prove che le piante O.G.M. coltivate commercialmente da anni si sono riorganizzate [15, 16] (MON810 Genome Rearranged Again. Transgenic Lines Unstable hence Illegal and Ineligible for Protection, SiS 38). Si tratta di una reale opportunità di contestare la validità di tutti i brevetti biotecnologici. Un altro aspetto fondamentale è la sicurezza. Instabilità del trans-gene significa che la linea transgenica originale si è trasformata in qualcos’altro e, anche se questa operazione di cross over fosse stata valutata come “sicura”, di fatto non è più così. [ LINK ]

sabato 16 febbraio 2013

sabato 9 febbraio 2013

Esplosivo documento E.N.A.V. attesta l’impiego di droni nelle attività di geoingegneria clandestina

 
Fonte:  tankerenemy.com
 
Solo i piccoli segreti vanno protetti. Per quelli grandi sarà sempre sufficiente l'incredulità della gente. (M. McLuhan)

Il documento riservato che pubblichiamo attesta l'impiego di droni nelle operazioni di Geoingegneria. Il dispaccio indica delle aree interdette ai voli civili, a tutto vantaggio delle attività compiute dai cosiddetti Unmanned aircraft, ossia aerei senza pilota gestiti a distanza attraverso postazioni a terra (come il M.U.O.S.) e ponti satellitari.

Il bollettino, diramato dall'E.N.A.V. e consegnato al pilota civile che ce lo ha trasmesso, è riservato e costituisce una prova inoppugnabile. Qualcuno potrebbe obiettare, osservando che il materiale si riferisce ad un’esercitazione bellica. A questa obiezione rispondiamo rammentando che le esercitazioni militari sono normalmente svolte in apposite zone, inoltre di solito vi si impiegano caccia e ricognitori, non soltanto droni.

Si notino le quote destinate agli UAVs: sono le stesse alle quali incrociano i tankers. [1] Si concentri l’attenzione sul lungo lasso di tempo in cui sono interdetti i voli di linea (dicembre 2012 - marzo 2013) e sugli orari (07:00-23:00): un addestramento bellico si compie nell’arco di qualche giorno o, al massimo, nel volgere di una settimana o due. È difficile che si protragga per mesi e con tali orari giornalieri, anche in tempi di conflitti “umanitari” come quelli attuali. Piuttosto evidenziamo che gli orari sono quelli tipici degli interventi più massicci di guerra climatica nei nostri cieli.

Un’altra tessera del mosaico è l’indicazione di un apparato laser che sappiamo essere talora abbinato alle operazioni di modifica meteo-climatica ed a sperimentazioni sul trasferimento delle informazioni.

Last but not least: chi ci ha fornito questo esplosivo documento è testimone fededegno. Egli, da persona addentro, ci ha assicurato che le informazioni riguardano proprio la gestione dei voli chimici a basse altitudini (1600-6000 metri circa).


[1] A tale proposito, ricordiamo che gli interventi chimico-biologici, oltre a coprire un po’ tutte le latitudini, si sviluppano a diverse quote, da quelle basse e bassissime, con aerei visibili ad occhio nudo e gestiti da satellite sia a quote medio alte, per mezzo di aerei commerciali, fino alle notevoli altitudini della stratosfera laddodove sono adoperati altri tipi di velivoli, anch'essi privi di pilota. In questo modo l’intero sistema terrestre è saturato di elementi e composti elettroconduttivi ed igroscopici, diffusi per scopi militari e non solo. In questo modo è inevitabile che si distrugga la vita sul pianeta, anche deteriorando lo strato di ozono.
 

venerdì 8 febbraio 2013

Astrofisico italiano: la guerra climatica destabilizza il Pianeta


La guerra climatica può destabilizzare il Pianeta? La situazione sembra esserci pericolosamente sfuggita di mano. L’ecologia viene usata: dalla classe politica, soprattutto durante i periodi elettorali, dal settore industriale e commerciale, per scopi pubblicitari e quando deve beneficiare di ecoincentivi, dal mondo accademico che la considera unicamente come settore di studio.

Di Erasmo Venosi (Astrofisico)

ROMA – L’attenzione verso l’ambiente, possiamo ritenerla una novità nella storia dell’uomo. Furono iconiugi Meadows, più di 40 anni fa a concepire in maniera scientifica l’idea che,  l’uomo potesse provocare alterazioni profonde sul pianeta, paragonabili a quelle della fine dell’era glaciale. L’ecologia però pur diventando patrimonio comune non ha generato nella società quella rivoluzione culturale che, ci saremmo dovuti aspettare.

La classe politica, usa l’ecologia prevalentemente come specchietto per le allodole acuendone l’importanza, soprattutto durante i periodi elettorali e rinnegandola subito dopo. Il settore industriale e commerciale usa l’ecologia, per scopi pubblicitari soprattutto quando si beneficia di ecoincentivi. Infine c’è il mondo accademico che, considera l’ecologia unicamente come settore di studio.
Ultimamente la situazione sembra pericolosamente sfuggita di mano anche a causa della interpretazione di un avvenimento, avvolto in un alone di mistero e anche dovuto a forti limiti nella conoscenza in un settore tanto complesso. Il riferimento è al progetto americano del 1994, conosciuto come High Frequency Active Auroral Research Program (HAARP) e che letteralmente vuol dire, Programma di Ricerca Aurorale Attiva ad Alta Frequenza.

L’aviazione americana e la marina militare, gestiscono questo programma  nella remota e gelidaAlaska: questo progetto materialmente consiste in un assembramento di piloni alti 23 metri che, formano un rettangolo di 12 per 15 elementi  e con l’installazione su ogni pilone di due coppie di antenne in grado, di trasmettere in uno spettro di frequenza compreso tra 2,8 milioni di Hertz e 10 milioni di Hertz ovvero tra la banda bassa e quella alta. Queste antenne sono tra loro collegate, formando un’unica grande antenna della potenza complessiva di 3600 Kw. Il fine dichiarato dagli USA è di compiere ricerche per migliorare le comunicazioni, nella parte alta dell’atmosfera compresa tra 50 e 1000 Km e che, si chiama ionosfera.


mercoledì 6 febbraio 2013

David Keith, pernicioso geoingegnere, caldeggia l'uso di bario ed alluminio per contrastare gli effetti del cosiddetto "riscaldamento globale"

David Keith, scienziato (se è lecito definire con questo augusto vocabolo chi, succubo di nefaste élites, prostituisce la ricerca per scopi abietti) nonché promotore della Geoingegneria, ricorre al solito pretesto per giustificare la dispersione di composti neurotossici nella biosfera: il cosiddetto “riscaldamento globale”. E’ la classica foglia di fico per tentare di nascondere l’atroce realtà di una contaminazione planetaria che non è dunque un insano progetto da attuare in un futuro più o meno lontano. Il tutto sotto l’egida di una “scienza” falsa e bugiarda che accusa il CO2 di essere all'origine di cambiamenti climatici, in verità provocati dalle attività chimiche e dalle emissioni elettromagnetiche. Si finge di voler combattere cambiamenti per mezzo di un “rimedio” che è il male.

In un suo recente studio, “Photophoretic levitation of engineered aerosols for geoengineering”, il fisico David Keith, fautore della geoingegneria, descrive in maniera accurata uno dei metodi che potrebbero essere adatti a raffreddare artificialmente la Terra per difenderla dal cosiddetto "riscaldamento globale" (proprio nell’ultimo scorcio del 2012 la Russia ha sperimentato i giorni più freddi degli ultimi 74 anni!).

David Keith è una nostra vecchia conoscenza: in un precedente articolo abbiamo introdotto il video in cui affermava che l'uso dell'alluminio (disperso nell'atmosfera) è più vantaggioso rispetto all'impiego dei solfati (anche se l'audio non è ottimale, è possibile identificare le parole "aluminum", "four times", "than sulfur"). Da notare peraltro che Keith ammette che l'alluminio potrebbe causare dei rischi per la salute. Sono pericoli che, a suo dire, non sono stati ancora valutati. In un’altra conferenza l’esperto riconosce che i solfati potrebbero avere degli effetti collaterali negativi, come una parziale distruzione dello strato di ozono. (sic)

Nella ricerca in oggetto, Keith discute della possibilità di diffondere alluminio e bario nell'atmosfera per riflettere i raggi del sole. Scrive lo scienziato: “Consideriamo un sottile disco di raggio pari a circa 5 μm (micron) e dello spessore di 50 nm (nanometri) composto di tre livelli: uno strato di 5 nm di ossido di alluminio, uno strato di 30 nm di alluminio metallico, infine uno strato di 15 nm di titanato di bario. Lo spessore del layer di alluminio è scelto in maniera tale da essere riflettente per l'alta banda delle frequenze solari e da essere quasi trasparente alle radiazioni termiche infrarosse che vanno in direzione opposta (la radiazione sprigionata dalla Terra verso lo spazio, n.d.t.) [...] Lo strato di Al2O3 serve a proteggere la patina di alluminio dall'ossidazione. Lo spessore del BaTiO3 è scelto in maniera tale che il momento elettrostatico del campo elettrico atmosferico sia sufficiente ad orientare orizzontalmente il disco, controbilanciando momenti causati da ragionevoli presenze di asimmetrie nello spessore del disco”.

Ovviamente si può pensare che sia solo un caso, una curiosa coincidenza il fatto che in tutto il mondo in questi ultimi dieci anni, il suolo, le acque piovane e le acque “potabili” risultano inquinate da quantità sempre più elevate di alluminio e bario.

Fonte: scienzamarcia
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