La sola cosa necessaria affinche' il male trionfi e' che gli uomini buoni non facciano nulla – Edmund Burke


Visualizzazione post con etichetta inquinamento. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta inquinamento. Mostra tutti i post

mercoledì 10 dicembre 2014

L’acqua dei laghi diventa gelatina: inquinamento o geoingegneria ?

helodium

I laghi canadesi si stanno trasformando in dei grandi contenitori di gelatina. Lentamente ed in maniera inesorabile l’acqua si sta trasformando in una massa gelatinosa che modifica la catena alimentare e rende più difficile l’approvvigionamento idrico. Il dottor Andrew Tanentzap, incaricato dall’Università di Cambridge, ha  studiato  il fenomeno ed è arrivato alla conclusione che le cause sono da ricercare  nell’inquinamento del Nord del pianeta. Questo processo ha indotto a depositarsi nel terreno una ingente quantità di acido che  disloca il calcio. La scomparsa del calcio nelle acque dolci impedisce ai Daphnia, delle pulci d’acqua, di formare l’esoscheletro per difendersi dai loro predatori.I Daphnia, alla mercè dei loro nemici, si stanno lentamente estinguendo, mentre degli organismi gelatinosi come gli Holedium si sono raddoppiati.

Secondo Tanenttzap lo stato biologico dei laghi  è cambiato, è completamento nuovo. In pochi decenni è stato modificato un habitat naturale che si era formato in tempi lunghissimi. Per la prospettiva umana il danno causato all’ambiente sembra irreparabile, per tornare ai livelli di calcio di una volta occorrerebbero migliaia di anni. Sembra incredibile, magari qualcuno griderà alla bufala, eppure questo habitat è stato formattato in pochi anni da un’attività esterna. Questo è quanto afferma  lo studio dell’Università di Cambridge pubblicato sulla rivista scientifica Proceedings of the Royal Society B. Non si tratta di una presa di posizione di un gruppo di supposti “complottisti” come vengono definiti da alcuni coloro che cercano di andare oltre la cortina fumogena creata ad arte da chi vuole continuare ad agire indisturbato ai danni dell’umanità.


domenica 30 marzo 2014

Scilipoti: "Aboliamo il segreto di Stato sulle scie chimiche"

 
Editoriale a cura di Alessandro Raffa per nocensura.com

L'on. Domenico Scilipoti, che più di un anno fa - nel Febbraio 2013 - ha presentato una interrogazione parlamentare sulle scie chimiche, torna a interessarsi di geoingegneria, e la sua segreteria trasmette una email con oggetto "aboliamo il segreto di stato sulle scie chimiche" allegando 2 documenti: l'interrogazione parlamentare presentata dall'On. Scilipoti e un articolo redatto da un geologo che parla appunto di geoingegneria, intitolato: "scie chimiche: un segreto di stato?"

Abbiamo ricevuto il comunicato stampa, composto da 2 documenti in formato PDF: ma non possiamo caricare sul blog i file, in quanto non disponiamo di un servizio hosting, pertanto li abbiamo pertanto caricati nel nostro gruppo Facebook: li trovate nella sezione "file" del gruppo: http://www.facebook.com/groups/116760358397891/files/ dove potete scaricare i due file PDF.

Nella sezione file del gruppo i documenti in questione sono i seguenti: 

"Scie chimiche un segreto di Stato" e "Interrogazione n. 437 del 22 02 2013"
entrambi caricati da Alessandro Raffa

Sulla questione scie chimiche negli anni in Italia sono state presentate ben 14 interrogazioni parlamentari, che vanno a sommarsi a quelle presentate in altre nazioni occidentali e al parlamento europeo; nessuna di queste ha ricevuto una risposta soddisfacente, anzi spesso non hanno nemmeno ottenuto risposta!



venerdì 4 ottobre 2013

Piove carbone su La Spezia..... come se non bastasse il nanoparticolato!

A La Spezia piove carbone ma con la fuliggine arrivano anche gli imbarazzanti silenzi si chi dovrebbe fornire spiegazioni ai cittadini

Piove carbone su La Spezia 

Chi ha memoria ricorda il 1963, era l’anno in cui una sottile polvere nera iniziò a piovere dal cielo su La Spezia. E quelle stesse goccioline nere si sono ripresentate lo scorso 27 settembre. I cittadini allarmati hanno contattato le autorità competenti e il comitato SpeziaViaDalCarbone segnalando che:
a Melara Limone c’è una gran puzza con pioggia di polvere nera che si deposita sulle auto.
Le tracce di carbone sono apparse più evidenti il giorno dopo proprio sulle autovetture così come polvere di carbone è stata trovata sui vetri degli abbaini.
Già l’anno dopo, il 28 Giugno 1963 la popolazione di Melara, Limone, Pianazze, Termo San Venerio ricorre al Sindaco per denunciare il danno procurato alle piante, ai fiori, agli ortaggi, ai frutteti e alle colture in genere, dai residui di combustione. “La stessa biancheria ed in genere tutto ciò che viene esposto all’aperto, non viene risparmiato dalla nefasta azione dell’acido i cui pulviscoli sono visibilissimi in ogni parte in cui si posano.
Insomma dopo 50 anni la storia di ripete e i cittadini spiegano che non è la prima volta che accade questa singolare pioggia di carbone ma il punto è che questa sembra essere la prima volta in cui si sono notati proprio pezzettini di carbone e non più solo polvere. E’ intervenuto il Corpo Forestale dello Stato che ha effettuato rilievi e raccolto campioni e testimonianze dopo aver scattato foto e filmato la fuliggine.
Scrive il Comitato SpeziaViadalcarbone nel suo comunicato stampa:


mercoledì 15 maggio 2013

Il MUOS si espande in Sardegna, l’altra isola americana


Il MUOS non solo procede come se nulla fosse, sebbene siano stati esposti i pericoli e qualcuno nell’area ha già sperimentato il cancro dalle più piccole antenne già presenti, ma viene esteso all’altra grande isola italiana in una specie di triangolazione che vede ancora un volta il nostro territorio usato come terra di nessuno a disposizione di eserciti stranieri. Così infatti leggiamo su La Nuova Sardegna dell’11 maggio: Negli ultimi giorni, infine, alcune notizie che hanno acceso i riflettori dell’attenzione su una base Nato
(ma nella sostanza statunitense) che finora è sempre rimasta nell’ombra: il centro di comunicazione con i sommergibili nucleari dell’Us Navy di Tavolara. Sembra infatti che la base sarda sia inserita nel progetto Muos (Mobile User Objective System) della Marina militare statunitense. Cioè un moderno sistema di telecomunicazioni satellitari ad altissima frequenza (Uhf) e a banda stretta (da 64 kbit/s), composto da quattro satelliti geostazionari e quattro stazioni di terra, di cui una a Niscemi, in Sicilia. Il sistema Muos integrerà le forze navali, aeree e terrestri statunitensi in movimento in qualsiasi parte del mondo dieci volte più velocemente di oggi. 
La paura di un inquinamento elettromagnetico ha fatto però insorgere le popolazioni locali e la Regione Sicilia ha revocato l’autorizzazione alla costruzione della base. I timori di effetti dannosi sulla salute da parte dei radar sono stati anticipati dai fisici del Politecnico di Torino Massimo Zucchetti e Massimo Coraddu. Ma il fisico americano John Oetting, della “John Hopkins University”, nelle scorse settimane ha cercato di gettare acqua sul fuoco: «Un forno a micronde è più pericoloso dei radar del Muos». La risposta di Zucchetti è stata tagliente e ironica: «Oetting? Sì, lo conosco.È il Project Manager e Lead Systems Engineer del Muos Project. 

mercoledì 24 aprile 2013

No Muos, attivista si arrampica in cima ad un’antenna

Fonte: No Muos%2C attivista si arrampica in cima ad un%E2%80%99antenna %7C RagusaTG.

no muos antenne attivista

 Ore 18.00  I due pacificisti che questa mattina si erano arrampicati su una delle 46 antenne della base militare americana di contrada Ulmo a Niscemi sono appena scesi dal tralicco. I due attivisti No Muos, Turi Vaccaro e Nicola Boscelli, visibilmente infreddoliti considerato il maltempo sdi oggi, sono stati condotti al commissariato di Niscemi. La polizia li ha gia’ denunciati per introduzione abusiva in luogo di interesse militare.
Ore 10.00 Un uomo di religione buddista, per protesta contro il Muos, sistema di
comunicazioni satellitari della Marina degli Usa, ha violato la zona militare di
contrada Ulmo a Niscemi e si e’ arrampicato in cima a una delle
41 antenne delle base. Sempre in mattinata, quattro attivisti No Muos si sono
stesi sulla strada per impedire il passaggio di un convoglio dioperai e soldati
americani. La polizia li ha spostati di peso per lasciare transitare i mezzi. I
lavori de Muoso sono sospesi fino al 31 maggio, in virtu’ di un accordo siglato
a Palazzo Chigi, in attesa dei risultati di uno studio sugli efetti delle onde
radar sulla popolazione e sull’ambiente.
Foto di Sandro Rinnone

Un “disguido”. Cioè un mero errore d’interpretazione o di valutazione degli atti predisposti dalla Regione Siciliana che ha consentito al Pentagono di fare un piccolo passo avanti nella costruzione del terminale terrestre del MUOS di Niscemi. Così, in barba al decreto di revoca delle autorizzazioni ai lavori d’installazione delle tre mega-antenne del nuovo sistema di telecomunicazioni satellitari all’interno della riserva naturale “Sughereta”, firmato a Palermo lo scorso 29 marzo, tecnici ed operai hanno ottenuto l’Ok a completare pure il terzo traliccio dell’impianto di morte della Marina militare Usa. Secondo il viceministro degli Esteri Staffan de Mistura e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Antonio Catricalà, si è trattato però di un semplice malinteso. “I due uomini di governo che abbiamo incontrato a Roma lunedì 15 aprile ci hanno comunicato che c’è stato un disguido con la revoca dei lavori del MUOS”, spiega il sindaco di Niscemi Francesco La Rosa. “Ci hanno però assicurato che i lavori sono stati bloccati almeno fino al prossimo 31 maggio, quando sarà depositato lo studio sull’impatto elettromagnetico delle antenne che è stato commissionato all’Istituto Superiore della Sanità. Sino ad allora verranno garantite solo le attività di manutenzione della stazione di telecomunicazione e gli unici ingressi nella base saranno quelli dei militari statunitensi preposti al suo funzionamento”.


domenica 21 aprile 2013

Intervista al giornalista Antonio Mazzeo, esponente del Comitato NO MUOS

 


FERMARE IL MUOS UNA VOLTA PER TUTTE. LA REGIONE HA DECRETATO IL BLOCCO, MA I LAVORI CONTINUANO.

A Niscemi (Sicilia) i lavori per l’ultimazione dell’apparato militare MUOS sono stati bloccati a fine marzo da un decreto della Regione. Nell’attuale base di comunicazione militare, già sospettata di inquinamento elettromagnetico,  dovrebbero essere installate  tre nuove antenne alte 150 metri,  in grado di sparare onde fino a 31 Ghz. Ignorando il blocco, le autorità militari statunitensi hanno provato a continuare i lavori, ma si sono trovati di fronte il presidio permanente dei comitati, decisi a contrastare l’installazione  del mega impianto di antenne, ritenuto altamente nocivo per la salute, l’ambiente e lo sviluppo economico-turistico dell’area.  Ma la battaglia dei comitati va oltre, chiedendo che l’isola sia liberata dalle numerose servitù militari che oggi la vedono al centro dei programmi del governo statunitense, con  Sigonella che si appresta a diventare la capitale dei droni e Niscemi, che vorrebbero trasformare in  un nodo nevralgico a livello globale per le comunicazioni militari e la guerra ambientale.  Se la sovranità è stata fino ad oggi un tabù per i governi che si sono succeduti in Italia, potrebbe crearsi, in questa fase politica, convulsa e incerta, uno spiraglio sull’onda della battaglia contro il MUOS?

Il decreto della Regione Sicilia ha imposto il blocco dei lavori, ma i lavori continuano. E così?
Sì, perlomeno sino a venerdì 12 aprile la situazione era questa.  Però all’inizio di questa settimana gli operai non si sono per il momento presentati al cantiere.

Lo stato di avanzamento dei lavori a che punto è?  Sono già state installate le antenne?
Non ancora. Sono però ormai pronti i tralicci e le antenne sono già completate. A questo punto ciò che manca è innalzarle sui piedistalli e connetterle.

Se i lavori dovessero continuare, nonostante il decreto che impone lo stop,   quali altri strumenti legali sono possibili per far rispettare il blocco?
Nei giorni scorsi sono stati presentati degli esposti alla Procura della Repubblica di Caltagirone sulla prosecuzione dei lavori. Bisogna vedere cosa farà adesso al Procura. Tuttavia ci appare grave che l’esposto non sia stato fatto dalla Regione  stessa che aveva la piena titolarità per farlo, coerentemente a quanto aveva disposto nel decreto.

E quindi l’esposto da chi è stato fatto?
Dai rappresentanti dei Comitati No MUOS.
Avete chiesto spiegazioni a qualche rappresentante della Regione? Avete avuto qualche incontro o comunque qualche contatto?
Nei giorni scorsi no, ma i filmati e le foto con gli operai nei cantieri sono stati trasmessi all’Assessore regionale all’ambiente. Ampio risalto ne hanno dato anche la stampa e le TV siciliane.


giovedì 10 gennaio 2013

Mobile User Objective System (MUOS). Ora è un obbligo!



di Giulietto Chiesa - Il Fatto Quotidiano.

Non so quanti sanno cosa sia il Muos. E’ una base militare americana (non della Nato), sistemata illegalmente in mezzo a una riserva naturale, a due passi da Niscemi, Sicilia.

Segretissima. Enorme. Si vedono antenne altissime di diversi tipi. I tecnici del Politecnico di Torino, chiamati dall’Amministrazione comunale di Niscemi, hanno valutato i rischi per le popolazioni circostanti. Il rapporto è, a dir poco inquietante.

Ma più inquietante è scoprire che tutto il Muos è un’arma strategica offensiva di nuovo tipo, che fa parte di un sistema di basi analoghe, sparse in diversi continenti, collegate a un sistema di satelliti geostazionari che consentono agli Stati Uniti d’America, senza alcun controllo da parte italiana, di condurre azioni di rilevazione, controllo, guida di droni, possibili e multiple azioni di disturbo e di offesa verso terzi.

Studi sull’impatto delle onde irraggiate da quelle antenne, eseguiti da due aziende americane, Analytical Graphics Inc. (sede a Exton , Pennsylvania), e Maxim Systems (San Diego, California), dicono che “le fortissime emissioni elettromagnetiche possono avviare la detonazione degli ordigni” a bordo di aerei militari.

Infine (ma l’elenco sarebbe lungo) si hanno molte ragioni per concludere che le antenne e le parabole del Muos hanno stretti legami con l’ultra-segreto programma “Haarp”  (High frequency Active Auroral Reseach Program) che dal 1994 la Us Air Force e la Us Navy conducono a partire dalla base di Gakona, in Alaska. Programma che il Parlamento Europeo ha definito pericoloso per l’ambiente e per l’uomo, chiedendo agli Stati Uniti di sospenderlo. Richiesta ignorata sia dal governo americano che dalla Commissione Europea.

Chi ha preso la decisione di fare la base, in Italia, in Sicilia? Storia oscurissima, cominciata nel 2005. Fino a che la Regione Siciliana, sollecitata dalla gente, non ha cercato, confusamente, di fermare la faccenda. Per essere poi costretta a rimangiarsi tutto. Fino al recente sequestro della base da parte della magistratura. Anche questa volta subito cancellato dalle “istanze superiori”. Insomma questa base non si tocca. Il Parlamento non ne ha mai discusso.

martedì 1 gennaio 2013

Inganni elettromagnetici nella base Usa di Niscemi


Autore: Antonio Mazzeo                                                                                                                    

Fonte: antoniomazzeoblog.blogspot.it

Procedure sin troppo superficiali; pericolose sottovalutazioni dei campi elettromagnetici esistenti; misurazioni incomplete, inidonee e ingannevoli; conclusioni contraddittorie, incompatibili e irragionevoli. È quanto emerge dalla nota del fisico Massimo Coraddu (autore con il prof. Massimo Zucchetti dello studio del Politecnico di Torino sui rischi associati all’impianto di telecomunicazioni militari USA di Niscemi e al costruendo centro satellitare MUOS), consegnata dai Comitati No MUOS all’Assessore regionale al territorio e Ambiente, Mariella Lo Bello, in occasione dell’incontro congiunto tenutosi a Palermo il 28 dicembre 2012.

“Quelli della realizzazione del MUOS e della sicurezza elettromagnetica nella base NRTF di Niscemi sono problemi gravi che non è più possibile rimuovere”, spiega Coraddu. “I loro aspetti più preoccupanti sono tali da mettere seriamente in discussione la fondatezza delle autorizzazioni concesse anche dopo una valutazione dei rischi legati alle emissioni elettromagnetiche da parte di ARPA-Sicilia”. Gli studi dell’agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, avviati solo a partire del 2009, non sono giunti ancora a qualsivoglia conclusione, soprattutto a causa degli ostacoli frapposti dai militari statunitensi. “I pochi dati sicuri emersi, nel corso dei rilievi, hanno invece mostrato un chiaro superamento dei livelli di sicurezza previsti per la popolazione, già con l’impianto nella sua configurazione attuale”, scrive il prof. Coraddu. Per l’ARPA, invece, le proprie verifiche (“effettuate sempre con tecniche di misure conformi alla norma”) hanno “confermato il non superamento del valore di attenzione”. A smentire però l’agenzia ci sarebbero alcune conclusioni nelle relazioni sui monitoraggi effettuati a Niscemi. “Nell’istruttoria del 2009, l’ARPA dichiara ad esempio di non essere stata in grado di portare a termine il compito affidatole, in quanto le informazioni tecniche relative agli impianti già operanti risultano secretate dall’attività militare, così come i valori di campo elettromagnetico ante e post opera”, rileva Coraddu. “Di fronte a questo insormontabile rifiuto, ARPA Sicilia non ha potuto valutare complessivamente la distribuzione, sul territorio limitrofo, dei valori di campo elettromagnetico, come si era invece proposta”.

In un successivo passaggio della stessa relazione, l’ARPA ammette che la “documentazione acquisita non è conforme a quanto previsto dall’allegato n.13 (art 87 e 88) - Mod. A del D.lgs 259/03”, pertanto “non è stato possibile emettere un parere ai sensi del citato decreto legislativo”. Come evidenzia Coraddu, l’agenzia per l’ambiente non ha dunque potuto svolgere correttamente il proprio compito, “né da allora risulta che ci siano stati altri tentativi”. Così, nell’assenza di una sufficiente documentazione tecnica, “l’inquinamento elettromagnetico prodotto complessivamente dalla stazione di telecomunicazioni della Marina militare Usa di Niscemi resta ignoto”.

martedì 7 agosto 2012

Il britannico Daily mail denuncia uno strano inquinamento da particolato che potrebbe modificare il clima ... ma guarda un po' ...


di corrado Penna
fonte: scienzamarcia

Su un articolo pubblicato il 31 luglio 2012 dal quotidiano Daily Mail nella sua edizione on line intitolato Danger in the air: Atmospheric particles a fraction of the width of human hair could be driving climate change, ovvero "Pericolo nell'aria: particelle atmosferiche dalla dimensione di una frazione di capello umano potrebbero guidare il cambiamento climatico", si legge di queste piccole particelle che potrebbero essere responsabili anche della formazione delle nuvole, dell'assorbimento e riflessione della luce, e potrebbero influire sulla formazione delle nuvole.

Il team che ha condotto questa ricerca è della Harvard University ed i suoi studi sono stati pubblicati sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences. Gli scienziati sperano che il loro lavoro possa in futuro aiutare ad affrontare l'inquinamento causato da queste particelle che causano affezioni al cuore ed ai polmoni e che si trovano soprattutto nell'atmosfera delle città.

Allan Bertram, direttore del gruppo di studio sugli aerosol atmosferici dell'Università della Columbia Britannica [la più occidentale delle province Canadesi] e che ha partecipato ai lavori del tema afferma: 
Abbiamo avuto conferma sperimentale che cabiaenti nell'umidità relativa possono separare i materiali organici da quelli inorganici nelle singole particelle atmosferiche in modo che si creino due fasi distinte, come l'olio si separa dall'acqua.

Il fatto che ci siano due fasi liquide piuttosto che una può cambiare la quantità di reazioni chimiche a cui vanno incontro le particelle, e può cambiare la quantità di luce che le particelle riflettono o assorbono, ed avere effetti sulla loro capacità di fungere da nuclei di condensazione per le nuvole.
 

giovedì 2 dicembre 2010

Scie chimiche a fin di bene????

Riporto qui di seguito un racapricciante articolo articolo apparso sul Sole 24h del 4 Febbraio 2007, ecco come pian pian si cerca di far passare un azione deplorevole in un aiuto per tutta l'umanità!! E noi finanziamo anche i giornali, VERGOGNA!!





Grazie alla segnalazione di Arancino meccanico sul sito www.tankerenemy.it

 http://www.statiliberi.com/2010/12/scie-chimiche-fin-di-bene.html

lunedì 11 ottobre 2010

Scie chimiche ed invisibilità

Riprendo l'ottimo articolo dopo aver visionato un video dove il velivolo non è visibile tranne per qualche istante
al min. 0.24 e 1.10





Scie chimiche ed invisibilità
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...